il libro-reportage “Addio” di Angelo Ferraguti e il capitolo dedicato al Rockbus

Nell’epoca della crisi senza soluzione di continuità anche durante le ferie ci si imbatte in criticità in cui gruppi sempre più estesi di popolazione italiana fronteggiano realtà di post-lavoro. Diventano “Viaggi in Italia” dove il trovarsi può essere sinonimo di condividere.

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Anche quest’anno siamo stati nel Sulcis. Nel 2011 avevamo partecipato con una performance dell’artista Alberto Balletti (a cui ho collaborato nel backstage) alle attività di rivendicazione e resistenza dei lavoratori della Rockwood. Eravamo stati un giorno con loro al Rockbus, davanti i cancelli della IGEA.

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Il Sulcis-Iglesiente dove il mare, splendido come in pochissimi altri luoghi del nostro paese, diventa persino accessorio rispetto alla dominanza delle immagini del paesaggio. Il paesaggio post-minerario che racconta.

“Tu che mi guardi, tu che mi racconti”, era il titolo di un bellissimo libro di Cavarero. Qui al posto delle torri medievali lo skyline è segnato dai profili degli ascensori oggi ossidati che pochi anni fa scendevano nel sottosuolo. Le imboccature delle regie miniere celate dagli alti arbusti, segnano la ferita non rimarginabile della terra, la storia di ogni passo percorso al buio del sottosuolo.

Gli incontri e le narrazioni delle persone che qui vivono, diventano le indimenticabili storie di una provincia dove lo sfruttamento ha trovato resistenza nell’emancipazione. E il costo umano non è mai stato rifondato. 

La dignità, la tenacia, l’energia che trasudano dai corpi abituati alla fatica e alla lotta, sferzano il sentire come il maestrale che batte caldo e incessante le coste più affascinanti del Mediterraneo mare. “Sarà forse per il fatto di convivere con il maestrale, combattere sempre con il vento contro, ma la gente di queste parti sembra avere una naturale attitudine alla lotta”.

Quei volti segnati e segnanti, di donne e uomini del Sulcis, ritratti e ritrattati da un passato che li ha segnati per il futuro. E quegli sguardi duri e fieri che si aprono ad un’accoglienza senza alcuna riserva.

Avevamo incontrato alcuni di loro, ex-minatori, al Rockbus Museum di Campo Pisano, presidio in lotta contro la chiusura di una fabbrica “Lana di roccia”.

Tore, Roberto, Ignazio, Fabrizio e molti altri ex operai Rockwool.

Oggi il Rockbus, che per molti è leggenda, ha aggiunto un documento lucido che lo valorizza ancora come un esempio fra gli ultimi della storia sindacale della tradizionale resistenza all’imperare dello sfruttamento della vita degli operai. Un esempio di storie di vita e di condivisione di ideali. E sempre nella pressione del lavoro come identità forzata in uscita, come post-lavoro. Qui nell’isola con tutte le risposte che l’anima sarda sa ancora contenere. E per quelli del “continente” sarà sempre un’occasione per ricordare il valore della solidarietà che nel secolo scorso era conosciuto anche nelle zone industriali del nord.

E’ nell’iglesiente che Angelo Ferraguti ha raccolto il materiale che da la particolare struttura al suo ultimo intenso libro-reportage: Addio, edito da Chiarelettere. E al Rockbus dedica un intero capitolo, “Stagione del rock metatlmeccanico”, evidenziando come le forme di lotta possano trasformarsi in operazioni culturali. Un’alchimia che il gruppo di operai “resistenti” ha saputo tramutare in apporto a una lotta che in partenza non poteva riportare indietro il tempo. Una lotta che caparbiamente quanto esemplarmente li ha pur sempre trasposti nel “post”, ma nel riscoprirsi umanamente resilienti e non residuali. Rivendicando di trattenere nella propria dimensione umana la gestione di un conflitto forte del ricatto sfacciato della delocalizzazione globale.

Dopo quattro anni di presidio, la vertenza ha consentito al gruppo di ex- operai rimasti a presidiare, la conversione professionale e la ricollocazione lavorativa.

Ferraguti traccia nel testo con estremo interesse per la puntuale e tragica analisi socio-politica tutta la storia del Rockbus e tante altre di lavoratori dell’iglesiente espulsi dal ciclo di produzione, . Evidenzia ciò che si respira forte in questa terra: quel senso di solidarietà trasversale che va anche oltre, perché “essere minatore più che un mestiere è uno stato d’animo”. Resilienza.

articolo di Marina Guarneri

DSCN8008(il Rockbus è stato definitivamente rottamato nel 2015, dopo molte proposte disattese da alcuni Comuni di accoglierlo come nucleo di un museo di arte e lotta “on the road”)

i link del 2011:

http://www.albertoballetti.com/?p=6360

https://www.youtube.com/watch?v=tmiwmVms0t8&feature=view_all&list=PLC9A95EC109477C06&index=2

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