MRPLS_personale di giuliano guatta

0
999

 

20 marzo/18 aprile 2010


MRPLS

giuliano guatta personale alla

D406 galleria d'arte contemporanea

via cardinal morone 33 – modena

 

  

in galleria il libro "Movimento di Ricerca e Pratiche di Liberazione del Segno"

edizione D406/Logos

 

  

dal 20 marzo al 18 lugiio Giuliano Guatta partecipa alla mostra collettiva "Pagine da un bestiario fantastico" presso la Galleria Civica di Modena

 


MRPLS (Movimento di Ricerca e Pratiche di Liberazione del Segno)

CHI DISEGNA NON È DISEGNATO

"Attendo con ansia" mi dice al telefono … domenica scorsa … riferendosi alle cose che forse scriverò! … ma guarda caso mi appunto subito la frase sul taccuino … e adesso comincio proprio così! Da un "pezzo … " una frase … da qualche segno. "Ansia": "meccanismo di difesa dell'io" mi diceva il mio prof di "psic". Ma chemmenefrega!! Mi dico io!! A lui che chiede sempre: "che cos'è l'arte?". Mi viene voglia di dirgli "guarda i quadri di Giuliano!" "Che cos'è l'arte!" E che ne so! So che c'è la vita e c'è la morte, so che ci sono "pratiche" che danno la vita e pratiche che danno la morte. So che a volte sono vivo e a volte sono morto. Perché a questo punto non mi chiede anche "che cos'è la vita?" Purtroppo è proprio dalla volontà di saper-La che non la si vive! Mi viene di dirgli: "guarda i quadri di Giuliano!" anzi no!: "fatti vedere da loro!" Lo so che immergendomi nel suo percorso creativo sento la vitalità della vita nella sua interezza mentre sta scorrendo. "Guarda i quadri di Giuliano!" gli direi "e stiamo zitti!". Cerchiamo sempre invece di appiccicare parole su categorie linguistiche che non usano le parole. Ecco forse perché l'ansia … "meccanismo di difesa dell'io" … e sono anch'io in ansia proprio perché ho paura di sgretolarmi di fronte all'inafferrabilità dell'immagine e l'impossibilità di "dire" alcune cose se non solo ed esclusivamente col mezzo attraverso il quale la cosa decide di "essere detta" volendo apparire. Forse è un po' questo l'arte e vado in ansia per difendermi dal frantumarmi. Giuliano è venuto a casa mia portando con sé molte delle sue opere … sparpagliandole "casualmente" sul pavimento m'ha riempito casa. Tutti questi disegni sparsi, sono l'immagine viva del naufragio d'una nave affondata volontariamente al largo delle coste di quest'isola … ora sulla spiaggia abbiamo i pezzi di quelio che fu ia nave. Non molti di noi, penso, per indagare la struttura stessa della nave su cui si naviga, per indagare le rotte di navigazione, per indagare i venti, il mare, affonderebbero il legno su cui si sta e da cui dipende la vita per costruire un nuovo mezzo e cambiare la rotta. Si! La sensazione che ho è che abbiamo dei pezzi "di nave" sparsi qua e là sulla spiaggia che ci ricordano l'orgogliosa e fiera corazzata che fu .. ma ogni pezzo, ogni piccolo frammento mi riporta non solo a ciò che fu l'integrità del corpo-nave, ma a se stesso, alla bellezza racchiusa in un solo piccolo frammento. Bello in sé e bello perché ricorda il tutto … e perché è memoria. Il punto è proprio qui. È vero che siamo in un'isola, è vero che c'è stata tempestissima, è vero che ho sparpagliati davanti a me i relitti del "bozzolo" accogliente dove stavo ma è altrettanto vero che il desiderio di riprendere la navigazione spinge a ricomporre e rimettere insieme i frammenti per costruire una nave nuova che forse sarà una zattera o forse un sommergibile o perché no un'astronave … sicuramente però è un mezzo per una nuova navigazione. Dalle grotte di Chauvet a quando saremo su Marte o non so io su quale costellazione … la nave sarà sempre una nave, magari con un altro nome, una forma diversa ma testimonierà sempre che il desiderio di andare-muoversi-viaggiare è lo stesso. Si, il testimone nella staffetta è sempre lui… ma le mani, la corsa, la pista, le gare, cambiano. È folle e vera la distruzione del legno per ricostruire il corpo. È quasi evangelico, quasi cristico. Il corpo-nome, il corpo-uomo, il corpo-pittura. Non è un caso che in concomitanza al disegno, alla pittura, Giuliano usi se stesso, lo strumento più vicino e più lontano da sé: il proprio corpo (Movimento di Ricerca e Pratiche di Liberazione del Segno) per cercare una "non coincidenza dell'uomo con le proprie pratiche" tentando di uscire da sé, dalla pittura, dal disegno e paradossalmente tentando un colloquio con gli altri. È possibile oggi però? Quando l'altro è identico a me nella plastica? Credo che mai come oggi sia cosi difficile; e allora ecco l'isola, ecco l'autonaufragio; l'unico spostamento-viaggio é tra me e l'altro me o gli altri me dentro di me nelle spiagge della mia isola (pezzettini apparentemente scollegati tra loro) e dopo questo caotico tsunami forse potremo attaccare uno dei nostri pezzetti a qualche relitto di qualcuno-altro che abbia anche lui viaggiato tra e con i propri pezzi da un luogo di sé ad un altro luogo del sé… forse solo allora e dopo questi pazzeschi mulinelli i pezzi incontrandosi daranno forma ad un altro legno su cui alla fine inchiodare il corpo. Mi ricordo gli anni della cosa come mi piace chiamarla, forse 1992-1994, in cui Giuliano disegnava le persone come cose sprofondato solo nel vedere. Guidato da non so cosa disegnava le persone come cose. Bellissimo! Non solo perché lo siamo ma soprattutto perché il gesto al di là della mano che realizzava l'immagine era tutto un'interiorizzazione  della cosa-persona, un vomito come un lento parto… senza giudizio però ma con la cosità della cosa e la sua inesprimibilità. Bianco e nero. Si dice: "scritto nero su bianco" … e lui ha "scritto" … "scritto" "scritto" … perché?? Perché conosce i meandri, gli anfratti, gli spigoli, i buchi, le crepe della lingua e ci si abbandona. E disegnava, disegnava, disegnava … e disegna. Conosce la grammatica, la sintassi, i verbi e la lingua; l'evoluzione e l'involuzione della cellula-linguaggio e l'infinito universo di cui non si sa quante dimensioni. C'era in quel periodo una simbiosi tra il suo occhio e "la radio" (1993 per esempio) spezzata ed unita solo dalla mano, dal corpo, dal gesto; solo questo! Non sarà mai più due ora è tre! Quant'è semplice!!! semplicissimo! … Ehh!? Camminare il calvario con il legno sulle spalle dicono che non sia stato cosi semplice. Dicono anche che dopo tre giorni Qualcuno sia salito al cielo. Forse sto esagerando ma mi piace pensare a Giuliano, al suo corpo, alla sua pittura come a colei/colui che è percorso dalla "parola" e la "parla" … ma sentendo che anche questo non bastava più s'è messo a gorgogliare come un animale frasi sconnesse come una preghiera; come uno che ha perso la parola trovandola facendo "Iallazioni" o "bleah brbrbrh … paaahhh … " come qualche fratello di Francesco faceva per lodare Dio. È facile alfabetizzarsi con la scuola che abbiamo sintassi, grammatica, a, e, i, o, u, etc … etc … è facile coniugare i verbi, inserire in ogni casella ogni parola per dare un senso alla frase per comunicare bene … perché l'altro bisogna amarlo e bisogna essere bravi. È un pò più difficile usare e mettere nelle caselle il gerundio (anche l'infinito non soddisfa troppo però … ). Il gerundio è impossibile posizionarlo. È un pò come l'acqua d'Eraclito e se ci penso posso solo pensare ad un'antologica di Giuliano o a tutta la sua opera tutta insieme. C'è una bella differenza a dire: "pitturo" o "ho pitturato" o "pitturai" o "pitturerò" o … "pitturare" rispetto a: pitturando … È per questo che nella mia mente sale solo l'idea del gerundio vedendo il corpo delle cose di Giuliano. Le ho viste … e già ho coniugato il verbo … è un'azione (una pratica come piace a lui) ma vorremmo entrambi il continuo eterno dire dicendo fluire divenendo in fieri, ieri pomeriggio oggi e adesso e blah … blah … blah. A me mette l'ansia! Perché non riesco a incasellarlo!? Il Gerundio! È il divenire stesso. Fatto di piccoli pezzi, piccoli relitti compiuti. Perché non si può gridare in piazza … : "ENDOOO!!!". A dimostrazione di questo c'è il fatto che non m'è mai capitato di vedere Giuliano fotografare o fiImare … Chissà perché? Dovunque vado e me compreso è tutto pieno di gente che fotografa … col cellulare, con le macchine, che fi Ima, che webba … stiamo cercando di … incasellare … fermare … coniugare il verbo … o cos'altro? Si! Ci sto! Fotografiamo Dio! Semo proprio arrivati! Gerundiando non c'è tecnologia o carta millimetrata e Giuliano lo sa. Non fotografa perché è la mano traduttrice della telecamera. E gerundia … Qualcuno … forse un antropologo o un filosofo … o non mi ricordo chi ha detto che viviamo un periodo di "colonizzazione dell'immaginario" … non oso pensare alla testa di Giuliano con infiIzata su qualche bandierina di qualche potere politico o di qualche nazione .. , come se una navicella fosse, diciamo, atterrata … No! Allunata … ! No! Aggiuglianeggiata … e un Armstrong qualsiasi sbarcando abbia delimitato il territorio e si sia impossessato del cranio di Giuliano. Del suo immaginario. Forse un pò è avvenuto questo … quando ha iniziato ad usare il colore … ma non gerundierebbe se qualcuno fosse dallo spazio cosmico aggiuglianeggiato. E perché? Perché chi ha conosciuto la lingua si abbandona a lei ed è strumento suo … e non parla di cos'è o cos'è quest'altro, ma gerundia. È solo gerundiando che non possono disegnarci e mettere il nostro corpo sul tecnigrafo. Tutto è segmentato dai soldi e tutti lo sappiamo … per questo disegnami Giuliano! Non vendermi … regalami lallando C'è un ulteriore, ultimo sforzo da fare infatti, folle, come il Golgota per uscire dalla tenaglia della "colonizzazione dell'immaginario" : regalare, donare, spogliarsi, lallare. Gerundiando comunque coniugo perché la morte esiste ed io vado in ansia e lei sa ben coniugare e mi traccia.

Luca Lavatori

D406 Arte Contemporanea

tel. 059211071 /3408629116 www.d406.com

in galleria il libro "Movimento di Ricerca e Pratiche di Liberazione del Segno"

edizione D406/Logos

USCITA IL 20 MARZO!

VEDI LIBRO

MRPLS – Movimento di Ricerca e Pratiche di Liberazione del Segno

Movimento: Condizione essenziale del segno, del segnatore e dell’atto del segnare.
Ricerca: Da dove parte il segno? Dove porta il segno?
Pratica: Esercizio di conoscenza della materia.
Liberazione: E’ il convivere del movimento, della ricerca e della pratica. E’ il fine, il risultato a cui ambire.

“MRPLS è una zattera che costruisco quotidianamente attraverso la pratica del segno recuperando le cose che mi stanno intorno e anche un pò più in la, per strada, nei campi, nei boschi, spaccando legna, piantando chiodi, scavando buche.
Un’ idea generata dall’esigenza di trasmissione della mia esperienza di disegnatore attraverso la pratica laboratoriale, nella convinzione che l’impulso al segno sia innato nell’uomo e che ognuno ne possa fare esperienza. Osservare come un segno generi una forma, una forma un corpo, un corpo una storia penso che abbia a che fare con qualcosa di necessario e vitale…”

Così descrive Giuliano Guatta il suo libro di disegni realizzati per seguire la sua personale ricerca sul segno. Realizzato in occasione della mostra omonima MRPLS – Movimento di Ricerca e Pratiche di Liberazione del Segno che realizzerà alla Galleria d’Arte Contemporanea D406 di Modena dal 20 marzo 2010.