di Marina Guarneri
Alla 60ᵃ Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia 2024, l’artista albanese Iva Lulashi con il suo progetto espositivo intitolato “Love as a Glass of Water”, curato da Antonio Grulli, rappresenta il suo paese d’origine, l’Albania. La mostra, visitabile presso gli spazi dell’Arsenale, si inserisce nel tema dell’edizione, Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere, analizzando l’idea di amore, sessualità e impulso come linguaggi universali che trascendono confini e differenze culturali. Come anticipato nella presentazione di questa sessantesima edizione dal curatore brasiliano Adriano Pedrosa, in questa Biennale “Si parlerà di artisti che sono essi stessi stranieri, immigrati, espatriati, diasponici, èmigrès, esiliati e rifugiati”. E anche l’artista Iva Lulashi è straniera, nata a Tirana nel 1988, formatasi all’Accademia di Belle Arti di Venezia, e ora milanese d’adozione. Con uno sguardo personalissimo, un’attitudine quasi fotografica, le sue opere rivelano una forte dimensione pittorica, quasi liquida con pennellate sintetiche e aree volutamente non complete, che attirano il fruitore in un terreno ambiguo e di sospensione. L’artista ha saputo conquistare la scena internazionale dell’arte contemporanea grazie a un linguaggio visivo forte, sensuale e concettualmente profondo esplorando nei suoi lavori temi come il desiderio, la memoria, l’identità e il repertorio iconografico del realismo socialista, fondendo elementi e influenze pittoriche di tradizioni diverse per provenienza e intensità.
Il progetto dell’artista che dà il titolo alla mostra è riconducibile alla “teoria del bicchiere d’acqua”, proposto dalla pensatrice femminista russa Alexandra Kollontai, secondo la quale gli impulsi e il desiderio dovrebbero essere considerati con la stessa naturalezza con cui si beve un bicchiere d’acqua. Grazie ad una serie di dipinti ricavati da still-frame di film e video, Lulashi mette in scena una serie di immagini che suggeriscono l’atto erotico e altre relazioni umane, attraverso corpi di figure femminili che esprimono sensibilità, vulnerabilità e forza, senza rappresentarle direttamente: sono momenti immaginati di un prima e di un dopo possibile di forte impatto. Anche la scelta dell’allestimento all’interno del Padiglione dell’Albania, quale parvenza del suo studio-casa a Milano, allegoria di intimità, dialogo e luogo di creazione, restituiscono un ambiente espositivo articolato, in cui pittura, spazio e corpo dialogano tra loro. Il progetto segna infatti una dichiarazione potente sul ruolo del corpo, del desiderio e della rappresentazione femminile nell’arte contemporanea, in grado di parlare a un pubblico internazionale con una voce originale e intensa, che apre spazi di riflessione sull’amore, il desiderio, l’impulso e la sessualità, mettendo al centro la forza e la vulnerabilità dell’essere donna. “Love as a Glass of Water” può essere considerata una riflessione visiva complessa e stratificata: non solo un insieme di dipinti, ma un progetto espositivo in cui la pittura, lo spazio domestico, la filosofia femminista e la politica culturale si intrecciano per offrire una nuova prospettiva al desiderio, all’intimità e al ruolo del corpo femminile nel contemporaneo. Da vedere e seguire nei prossimi anni.contemporaneo. Da vedere e seguire nei prossimi anni.





