De Portesio 2007

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De Portesio 2007

CORPO/REO

introduzione nel catalogo di Marina Guarneri

 

«Ho conficcato le mie unghie
Nella carne del destino
E ho azzannato, lacerato, divelto
Fino a farmi sanguinare le mani
Perché sono mani le mie mani
Calpestare ogni giorno un nervo scoperto
È mia natura.»
G.B., 2007

 

«Perché sono mani le mie mani». Quelle mani che incidono su rame o zinco, reggono una telecamera, una fotocamera digitale o un videotelefonino. Che accarezzano, a volte ignare, carte di cotone o forex. Mani che scrivono scorgendo liminali d’immagini, riflessi, pre-testi, ombre fluttuanti.

Crinali d’onda sui confini, camminati a piedi nudi, mentre ci si chiede “chi è reo?”, “dov’è il corpo/reo?”. «A dire il vero, noi conosciamo, concepiamo, e perfino immaginiamo solo corpi significanti. Corpi per i quali non è decisivo che siano qui, che siano il qui o il là di un luogo, ma di cui importa soprattutto che facciano da luogo-tenenti e da vicari di un senso.»1

La vicenda progettuale e organizzativa dell’evento Corpo/Reo – De Portesio 2007 è da rin-tracciare in questi dintorni, un corpus giunto alla sua quinta esposizione e a cui collaborano da tempo numerosi amici, artisti e appassionati d’arte, estendendo idealmente il Gruppo tra le mani del mondo. Per vocazione, ospitato presso la prestigiosa sede della Fondazione Cominelli di Cisano, San Felice del Benaco. Corpo/Reo potrebbe forse essere sottotitolato con una azzardata metafora: “I banditi culturali del lago”!? Ogni abitante di queste sponde conosce le storie dei banditi lacustri. Tra di loro Zan Zenon è certo il più noto. Immortalato nella pala del Santuario di Tignale, nella tela, ex-voto, attribuita al pittore seicentesco Giovanni Andrea Bertanza, il suo corpo è esposto esanime. A tutt’oggi esiste la roccia sulla quale è indicato il luogo esatto dell’esecuzione. Asimmetricamente, Bartolomeo Zane da Portese (o De Portesio), non certo “bandito” dal territorio, ma “ricercato” dalla Repubblica Veneta per le sue rare doti di incisore, affezionato alla sua sponda, tornò qui a stampare gli Statuti civili e criminali per la Magnifica Patria che regolarono, con anticipo storico, il civile convivere delle genti del lago. La proposta del Gruppo culturale De Portesio, ispirata alla memoria di quest’ultimo, presenta una visione del corpo dentro un progetto di “arte ospitale”, democraticamente eterogenea, nella scelta di una condivisione di cultura e immagini, di comunicazione, di racconti del sé e di diversità. Dentro le reti, da olive o da pesca, nella maglia non antagonista, ma sintonica e sempre più intrecciata agli altri Gruppi “stanziali” che nel territorio diramano le proprie idee. Energie corree?! Snodati nei brevi inverni del lago, nelle serate di visioni filmiche al Monte di Pietà, fra gli amici del cineforum, nel tentativo di rintracciare una fenditura possibile che conceda senso ai respiri ritmati della ricerca di orizzonte. Cambi di sfondo. Di nuovo, anche quest’anno in mostra, contaminazioni e corruzioni di storie, di linguaggi, di corpi, di traguardi e libri d’arte a stretto contatto tra le opere. Come nel medioevo ci si tra-guardava dai castelli-ricetto, Portese, San Felice, Moniga, Manerba, Padenghe, tutti siti a vista, fra i quali si potevano comunicare segnali visivi, così oggi gli artisti, da vicino, ci segnalano i loro allarmi.

Da queste aperte finestre ogni mattina “ascoltiamo l’alba e la sera il tramonto e tutto il rumore che fa” e preferiamo non imparare la rotta per ricordarci il lago. Uno dei suoi tanti venti, il Pelèr, verso sera, accoglie i nostri desiderata. Ci facciamo memoria, nelle brume dei porti d’inverno, sui sentieri dell’insolita macchia mediterranea del nord, nell’ascoltare i grandi, gli uomini e le donne del tempo, i pescatori che conoscono i segreti dei fondali e, nei bar, ci narrano delle eclissi lunari e del fiume dentro il lago. I corpi assolati dalle notti di sole nero e la pelle di pesca delle mani. Perché sono mani, quelle mani. Le loro storie lucide solo perché lontane.

Rubiamo le bacche di mirto per le nostre cene d’inverno fra la terra e l’acqua. I boschi, gli ulivi centenari delle nostre colline. Il miracolo degli affreschi affiorati dal terremoto. Rei di azzardare la possibilità che questi anni di incroci, teneri e feroci insieme, restino al paese, “incisi” nei suoi abitanti. È l’auspicio della costituzione, a breve, di una Raccolta permanente di incisioni: il contemporaneo speso verso la memoria di Bartolomeo Zane da Portese a cui queste terre di lago dettero i natali. Noi e gli amministratori siamo fiduciosi si possa storicizzare quel segno, oggi, nel paradigma indiziario di questo evento che ci rivede attivi ogni estate, nel brolo e nei vani donati alla cittadinanza dal conte Raffaele Cominelli, vestito solo di poesia e reti d’olivo.

Ai cittadini vogliamo far riascoltare i suoi versi, facendolo uscire dalla torre, fosse anche per una sola notte, come il principe Sigfrido di Calderón de la Barca ne La vida es sueño. Al principe accadde di colpo di essere consapevole della propria molteplicità: “nato per l’infinito” e “circoscritto al relativo”, con il corpo reo della nascita, prigioniero di risvegli.

Marina Guarneri per il Gruppo De Portesio


1. JEAN-LUC NANCY, Corpus, Cronopio, 2004