Photostory by Alberto Balletti: inaugurazione Nuovo Spazio di Casso / Bilico

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BILICO

Un’esposizione d’arte contemporanea avvia il Nuovo Spazio di Casso

a cura di Gianluca D’Incà Levis

assistenti Beatrice Sartor e Michela Lupieri

Casso (Pn), ex scuole elementari, 15 settembre – 28 ottobre 2012

Photostory by Alberto Balletti: inaugurazione di sabato 15 ottobre 2012

espongono  Matteo Attruia, Michele Bazzana, Ludovico Bomben, Luca Chiesura, Dimitri Giannina, Ericailcane, Gabriele Grones, Michael Johansson, Kabu, Tiziano Martini, Il Moro e il Quasi Biondo, Mario Tomà, Jonathan Vivacqua

vajont, longarone, Nuovo Spazio di Casso, bilico, Dolomiti Contemporanee

Bilico è la prima esposizione d’arte contemporanea che Dolomiti Contemporanee realizza nel Nuovo Spazio espositivo di Casso, l’ex scuola elementare della frazione, che il prossimo 15 settembre riaprirà, dopo quasi 50 anni dalla tragedia del Vajont, con un’idea nuova, che guarda al futuro.

L’arte contemporanea, e la cultura tutta infatti, laddove i progetti siano ben strutturati, possono rappresentate un’opzione vitale, opponendosi alla stagnazione ed all’inerzia che talvolta avviluppano e imprigionano i luoghi segnati da eventi gravi (ma non solo quelli).

L’arte e la cultura possono possono fornire impulsi reali, agendo come un motore e contribuendo concretamente a stimolare e riattivare il territorio.

In “bilico”, alcuni concetti tradizionali, legati all’ambiente ed alla cultura della montagna, vengono declinati e rivisitati criticamente: lo sguardo contemporaneo fornisce uno stimolo rinnovativo, che si oppone all’uso stereotipo delle specificità, che non sono clichè da cui tranne strenne o cartoline, ma risorse. L’uso, metaforico e fisico, di concetti forti (roccia, verticalità, montagna, equilibrio), serve a sottolineare il valore universale di queste specificità, così fortemente legate ad un contesto territoriale che fornisce stimoli autentici ad alternativi.

Il titolo di questa prima mostra prende origine dalle caratteristiche, fisiche e storiche, di questo sito particolare. La frazione di Casso, così arroccata, su un versante inclinato, sembra già in sé stessa un luogo in bilico, dall’equilibrio instabile. Un luogo sospeso, nello spazio, e anche nel tempo. Erto e Casso: un Comune, due diocesi: Casso nella Diocesi bellunese, Erto in quella pordenonese: anche in questo un crinale, spartiacque, confine, bilico). Luogo sospeso tra l’oggi, e la necessità di immaginare un domani plausibile, tra il futuro e il passato, segnato dal terribile evento del ’63. Anche rispetto alla propria storia, Casso è dunque in bilico. L’edificio dell’ex scuola elementare sembra riprendere oggi, nell’architettura rinnovata, questo tema, questa difficile ricerca d’un equilibrio, e di un’identità che non corrisponda solo alla memoria della tragedia, che nessuno può e vuole dimenticare, ma che non deve divorare il presente. La storia non è cristallizzazione, la storia testimonia della vita, e fluisce, come la vita. Il Nuovo Spazio di Casso è un’occasione, di riflessione, d’azione, per questo luogo, da questo luogo. La diga, poco sotto, deve cessare di essere una lapide: è necessario che la diga cessi di essere una lapide. La passerella superiore del Nuvo Spazio è un ponte, che sposta il baricentro dell’edificio, trascinandolo e proiettandolo, magneticamente, verso la frana immane del Monte Toc. La stabilità dell’edificio, massiccio e stereometrico, è continuamente compromessa dalla tensione della passerella, dal rapporto con i formidabili elementi esterni, la frana, la diga, l’eco sordo e persistente della frana, l’ambiente naturale forte, l’isolamento.

Bilico è una riflessione su questo stato d’equilibrio, e sul destino possibile di un luogo tanto caratterizzato e segnato, che da oggi vuole aprirsi all’esterno, e non chiudersi su sé stesso. Bilico è la dichiarazione dell’innesco di un processo di ricerca d’equilibrio che non vuole accetta d’essere sospensione, afonia, rinuncia. Ribadiamo: equilibrio non è sospensione, ma ricerca d’azione e leva e misura.

Dolomiti Contemporanee è un progetto che mette in rete l’arte contemporanea, il contesto dolomitico, e gli spazi dismessi, riaprendoli con un’azione culturale tesa alla rivitalizzazione. Alla base del progetto vi è dunque un rifiuto culturale del concetto di chiusura, e una forte volontà di reazione propositiva. Ciò porta ad operare in location periferiche e decentrate (Sospirolo, Taibon Agordino, Casso), su siti dal grande potenziale. Il livello dell’attività artistica, e la la rete di soggetti, coinvolti, istituzionali, pubblici e privati, conferiscono al progetto un’apertura nazionale ed internazionale. Le specificità, ambientali, territoriali, culturali, sono spinte e proiettate fuori dal contesto locale, e condotte all’interno di un network aperto, globale.

Gianluca D’Incà Levis di Dolomiti Contemporanee